PSICOBIOTICI: i probiotici contro ansia e depressione

Più batteri buoni, meno stress

Avere una flora intestinale in salute è un’arma in più nei confronti dello stress. L’assunzione di prebiotici e sostanze come le fibre, che favoriscono i batteri buoni nel nostro intestino, può avere effetti sulla produzione degli ormoni dello stress, come il cortisolo. In particolare, è emerso che il numero e le specie dei batteri presenti nell’intestino è in grado di abbassare i livelli d’ansia. Attenzione, però! Come vedremo tra poco, un eccesso di distress (ovvero lo stress “cattivo”) può influenzare negativamente la composizione della flora intestinale.

Influenze sull’umore

Compiendo un’analisi del microbioma (il genoma del microbiota intestinale) di oltre mille persone si è visto che nei soggetti colpiti da depressione ci sarebbe un numero minore di due batteri: il Coprococcus e il Dialister (1). Dalla ricerca è altresì emerso che l’attività di alcuni batteri intestinali è fondamentale per la salute mentale, poiché incrementa la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che dona sensazioni di benessere. Altri studi pubblicati hanno indicato che diverse malattie intestinali, come l’IBS (sindrome del colon irritabile), sono associabili a sintomi depressivi e stati d’ansia. Si aprono, dunque, nuove prospettive di cura nell’ambito dell’asse intestino-cervello, le quali consentono un approccio terapeutico naturale e mirato ad agire sul primo, cioè l’intestino, per migliorare anche la funzionalità del secondo, ovvero il cervello.

Alternativa agli psicofarmaci?

Con queste premesse si stanno conducendo studi su quelli che vengono chiamati psicobiotici, i probiotici che fanno bene anche al cervello e alla nostra dimensione emotiva/psicologica. Questo è possibile perché molte molecole attive a livello cerebrale, capaci di garantirci serenità, sono prodotte anche dai batteri intestinali. La ricerca sta identificando ceppi batterici ad azione psicobiotica e molti appartengono alla famiglia dei lattobacilli e dei bifidobatteri. (2) (3)

Come agiscono?

Uno dei modi con cui specifici probiotici “influenzano” la mente è attraversi la loro capacità di produrre vari composti biologicamente attivi, come i neurotrasmettitori. Diverse molecole con funzioni neuroattive come l’acido gamma-amminobutirrico (GABA), la serotonina, le catecolamine e l’acetilcolina possono essere prodotte dai batteri intestinali. Quando questi neurotrasmettitori sono secreti nell’intestino, possono attivare cellule all’interno del rivestimento epiteliale che a loro volta rilasciano molecole che stimolano la funzionalità cerebrale e influenzano il comportamento.

Una seconda modalità attraverso cui gli psicobiotici agiscono sul cervello è esercitando effetti sul sistema di risposta allo stress, che coinvolge le ghiandole surrenali, il cosiddetto asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che diventa disfunzionale in caso di stress cronico o malattie.

Un terzo modo per cui gli psicobiotici possono agire sul cervello è attraverso la loro azione antinfiammatoria. I livelli cronicamente elevati di infiammazione in tutto il corpo sono ormai noti essere una delle principali cause della depressione e di altri disturbi cognitivi, oltre che dell’umore. Ne parlo meglio in questo articolo. Questa infiammazione di basso grado può derivare dall’intestino e alcuni batteri hanno la funzionalità di abbassare i livelli di irritazione enterica.

La mia esperienza professionale

Da ormai un paio di anni collaboro con un laboratorio di analisi del microbioma intestinale e, presso il mio studio, consiglio sovente ai pazienti di effettuare questo genere di esame. Ahimè, non essendo mutuabile, ha un costo che si aggira intorno ai 200 euro, ma garantisco che sono soldi spesi in maniera davvero ottimale; anzi, a mio avviso dovremmo tutti quanti fare il test del microbioma! Dal report che ne deriva (lungo circa una trentina di pagine) possiamo conoscere meglio come siamo fatti, quali punti deboli vanno rinforzati e quali, invece, sono ottimali. Tanto per dire e puramente a livello empirico, ho notato che molti dei miei pazienti hanno una sovrabbondanza di batteri produttori di acetaldeide e una scarsità di quelli che invece degradano l’acetaldeide. In parole povere, anche se astemi, i loro intestini sono al pari di quelli dei bevitori. In questi soggetti, dunque, l’assunzione di alcolici è ancor più deleteria, perché oltre ad alzare le probabilità di infiammazione, si corre anche incontro al rischio del cancro al colon. Un mio paziente over 60 e in salute, ha invece scoperto che a livello intestinale non produce sufficiente vitamina K. Dal momento che questa è impiegata nel processo di coagulazione del sangue, una sua carenza nell’organismo umano provoca emorragie, fratture ossee, osteoporosi e forme di artrosi. Al contrario, invece, un eccesso di Vitamina K può portare persino alla trombosi.

Dal momento in cui non è necessario recarsi in studio per effettuare questo test ed è eseguibile in tutta Italia, potete contattarmi qui per avere maggiori informazioni in merito.

Considerazioni personali

Mi è capitato di avere degli scambi con due psichiatri, due neurologi ed un neuropsichiatra: nessuno di loro ha mai parlato di terapie probiotiche. In compenso, chi parla sempre di alimentazione ed intestino è un medico ultra ottantenne che è ancora sul pezzo, pur senza avere quelle specializzazioni. Ovviamente non critico la categoria e non mi arrogo nemmeno il diritto di polemica in merito, ma la mia personalissima considerazione è che in Italia vada rivista la mentalità accademica. La psichiatria è ferma dalla fine degli anni ’80 e sono ancora pochi gli specialisti che guardano al di là di ciò che hanno appreso all’università e si aprono agli studi e alla ricerca. A tal proposito, scriverò prossimamente un articolo sulla storia degli anti depressivi che troverete in questa sezione.

La mia professione appartiene alla categoria definita da molti di “medicina alternativa”, ma è un termine che detesto profondamente, perché non solo non lo sento mio, ma mi pare pure mendace. La medicina è medicina, non ha alternative. Sono fortemente convinta che se venissimo riconosciuti come “sanitari complementari”, ci sarebbe maggiore collaborazione a beneficio del paziente. In questo modo, lo psichiatra di turno potrebbe anche consigliare ad alcuni pazienti con sindromi d’ansia o lievi depressioni di rivolgersi anche ai biologi nutrizionisti e ai naturopati. Ci tengo ad evidenziare proprio l’aggiunta delle nostre professioni e non la sostituzione ai medici, perché sarebbe esattamente il contrario di ciò che ho affermato poc’anzi. I sanitari complementari non curano, ma servono ad aiutare nella prevenzione e nel mantenimento dello stato di salute ottimale.

Ho i miei dubbi che ciò avverrà a breve, dunque mi rivolgo a voi che leggete il blog e in particolare questo articolo: siate liberi di prendervi cura del vostro corpo come meglio ritenete per voi stessi e vagliate ogni possibilità che vi si presenta davanti. Ma soprattutto, ricordatevi di trattare bene il vostro intestino.

Bibliografia

(1) https://www.nature.com/articles/s41467-022-34502-3

(2) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23759244/

(3) https://www.nature.com/articles/tp2016191


Commenti

2 risposte a “PSICOBIOTICI: i probiotici contro ansia e depressione”

  1. Avatar Giovanna
    Giovanna

    Molto interessante e ben argomentato ,soffro da anni di depressione e pur integrando ai farmaci agopuntura,omeopatia,rifessologia non ho risolto il problema.

    1. Buongiorno Giovanna e grazie per il suo commento.
      La depressione è una malattia che sovente viene fraintesa in primis dagli operatori della salute.
      Certamente, in prima battuta è facile cercare di mettere fine a questo stato di malessere continuo, cercando di “spegnerne” i segnali attraverso terapie convenzionali e alternative. Il punto, però, è che il nostro organismo è una macchina perfetta e certi campanelli sono fatti per portare attenzione su questioni a volte molto scomode che non vogliamo vedere. I rimedi risultano poco efficaci per tale ragione, in quanto sovente è necessario un accompagnamento professionale verso l’esplorazione del proprio mondo interiore. Il mio consiglio è di cambiare prospettiva e punto di vista: la depressione non è per forza un problema se non la si vive come tale, bensì può diventare un’opportunità di crescita davvero potente. Le auguro di cuore di trovare la sua strada per poter guarire corpo, anima e mente.

      Valentina

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